La Walt Disney Animation Studios raggiunge il suo 60° classico d’animazione. Un traguardo decisamente importante per la casa d’animazione di Topolino, che fin dal 1937 sforna classici cinematografici d’intrattenimento per tutta la famiglia, con quel suo tocco di gioia, colori, e speranza che da sempre l’ha contraddistinta.
Festeggiamo
dunque questo traguardo con il film “Encanto”. Uscito nelle sale
italiane il 24 novembre 2021, il film è stato ciò che già il titolo ci
preannuncia: un ENCANTO!! Tra le musiche che ti rimangono in testa
(adornate da delle coreografie di ballo tipiche di un musical di Broadway) e
l’esplosione pura di colori e magia, Encanto in pochi mesi si è già guadagnato
un posto speciale nei cuori di tutti coloro che l’hanno visto, con una storia
particolarmente toccante ed emozionante, che si differenzia da molti altri
classici Disney, per tutta una serie di fattori che andremo man mano
analizzando nel corso di questa recensione. Fatto sta che tra questi spicca
soprattutto il grande insegnamento morale che il film ci insegna: il valore della famiglia e l’accettarsi per quello
che si è.
Ma
adesso bando alle ciance e cominciamo!!
Ci troviamo
in Colombia, nell’America del sud, intorno al 1899 e il 1902. Siamo
durante gli anni della “Guerra dei mille giorni”, un conflitto civile
che vide impegnato a combattersi a vicenda il Partito Conservatore e il Partito
Liberale. In particolare, vediamo una coppia, Alma Madrigal e
suo marito Pedro insieme ai loro tre bambini, scappare per sfuggire a
tale conflitto nella speranza di un clima e di un futuro migliore (se ci pensiamo un po’ come al
giorno d’oggi avviene in alcuni paesi dell’Africa e dell’Asia in effetti).
Ritrovandosi
braccati dalle forze armate, Pedro decide di sacrificarsi per la sua
famiglia, per dare loro la chance di potersi mettere in salvo. Questo
toccante ed emozionante sacrificio, non solo a livello visivo, in cui vediamo
la giovane Alma visivamente distrutta, ma anche a livello emozionale, dà vita
ad un miracolo: una candela si accende nelle mani della giovane
donna, una candela intrinseca di magia, che permette l’accesso ad un piccolo
paese, protetto e nascosto dalle montagne, e la creazione di una casa magica,
che vive di vita propria e che verrà soprannominata “Casita”, per la
famiglia Madrigal.
Ma non è
tutto. La candela dà inoltre un ultimo dono ad Alma e alla sua famiglia: ogni
membro della famiglia Madrigal riceve un dono magico e speciale, un dono
diverso per ciascuno di loro (rappresentato da ciascuna porta della casa,
ognuna raffigurante ogni membro della famiglia e il loro dono speciale), che sarà
usato per il bene della famiglia e per il bene del paese, nominato Encanto.
Gli anni
passano, e vediamo come nel frattempo la famiglia si sia allargata: con il
primo numero musicale della pellicola, intitolato appunto “La famiglia
Madrigal”, oltre ai tre fratelli (Bruno,
colui che non deve essere nominato ..no, non Voldemort...., che ha il dono del vedere nel futuro; Pepa, che ha il dono del controllo del tempo
atmosferico, che rispecchia in maniera abbastanza comico il suo stato d’animo;
e Julieta, che ha il potere di guarire
qualunque ferita), veniamo a conoscenza dei nipoti di Alma Madrigal, ciascuno
con il proprio talento speciale: Luisa, che
ha il dono della super forza; Isabela, che
ha il dono della magia dei fiori; Camilo,
che ha il dono del poter assumere le sembianze di chiunque egli voglia (ed è di
gran lunga il membro della famiglia Madrigal che adoro di più, valore aggiunto dal fatto che è doppiato da Álvaro Soler in
italiano); Dolores, che ha il dono
dell’udito amplificato (e da pettegola qual è direi che è abbastanza
azzeccato); poi c’è Antonio, il più piccolo dei Madrigal che ha il dono della zoopatia, ovvero la
capacità di poter parlare con gli animali; e infine c'è lei, Mirabel, che come dono ha..beh aspettate ..ve lo dico più avanti.
Insomma,
ognuno in questa favolosa e apparentemente perfetta famigliola ha il proprio
talento che lo rende unico e speciale... Beh, quasi tutti.
Sì, perché a
quanto pare la magia della candela ha deciso di fare un po’ la burlona e ha
tirato un grosso scherzo che per poco non faceva schiattare di infarto la
vecchia Abuela: Mirabel Madrigal, la figlia minore di Julieta,
nonché la protagonista della storia, non ha infatti nessun potere magico. È
colei che si direbbe essere, apparentemente, una ragazza del tutto normale.
FIRST
REACTION: SHOCK!
A questo
punto ci viene presentata in tutte le sue sfumature il personaggio di Mirabel:
ella è una giovane ragazza allegra e ottimista, che, avendo avuto la “sfortuna”
di essere l’unica in famiglia (escludendo padre e zio acquisito, ovviamente)
senza poteri magici, cerca di aiutare i propri cari in tutti i modi a lei
possibili. Cosa che vediamo in particolar modo nel rapporto che ha con il
cugino più piccolo Antonio, nel momento in cui, quando egli si fa prendere dal
terrore dall’eventualità che anche lui possa non avere nessun potere magico, lo consola e lo rincuora,
non solo rassicurandolo che tale eventualità sia davvero molto improbabile, ma
anche accompagnandolo alla propria porta in un modo affettuoso. Aiuti che tra
l’altro non vengono nemmeno così tanto apprezzati dagli altri membri della
famiglia, sorella e nonnina in particolare, che la invitano a farsi da parte (pure...).
Ma l'allegria di Mirabel non è
altro che una facciata. Con la canzone “Un miracolo”, situata subito dopo che il piccolo
Antonio riceve il suo dono magico, veniamo a conoscenza del grande dolore
e dell’enorme sensazione di disagio e di solitudine che Mirabel
prova nell’essere l’unica in famiglia a non avere un dono, aspettando con tutto
il suo cuore in un miracolo che possa “aggiustare le cose”.
Mirabel
rappresenta così tutti coloro che si sentono ordinari e fuori posto. La classica “pecora nera” della
famiglia, che, in quanto diversa, finisce per essere messa da parte e non
apprezzata, e, per questo motivo, si sente un’esclusa, un’estranea. Sola.
Ma sta
proprio in questo il punto forte del personaggio di Mirabel: essendo la
classica ragazza “normale”, senza particolari doti o talenti che la
contraddistinguono, è più facile rivedersi in lei, perché tutti almeno una
volta nella vita ci siamo sentiti esattamente come lei, ci siamo sentiti come
se fossimo di troppo in un determinato contesto (che sia la famiglia, come nel
caso di Mirabel, ma così come in qualsiasi altro contesto possibile ed
immaginabile), come se tutto il resto del mondo fosse speciale, meno che noi.
Inoltre, chi, almeno una volta, non ha sentito sulle proprie spalle il peso di
voler rendere la propria famiglia orgogliosa a tutti i costi, vivendo nel
costante terrore di poterli deludere, esattamente come Mirabel? Quello di
Mirabel non è un problema mistico, un problema “di fantasia”, come erano stati
i problemi vissuti dai protagonisti delle precedenti opere disneyane. Il suo è
un problema della vita quotidiana, un disagio che può accumunare ciascuno di
noi. Ciascuno di noi è un po’ come Mirabel. Ed è per tale ragione che, a mio
parere, Mirabel è uno dei personaggi meglio riusciti, non solo di
Encanto, ma dell’intera casa di animazione del caro zio Walt.
Ma continuando.. Allontanatasi dai festeggiamenti tenuti per il piccolo
Antonio, Mirabel inizia a scorgere dei comportamenti strani intorno a
“Casita”: delle crepe cominciano a spuntare sul muro, e la fiamma della
candela magica comincia tremare, come se fosse sul punto di spegnersi per
sempre. Allarmata, la ragazza corre ad avvertire la sua famiglia per
avvisarla, ma, quando vanno a controllare la situazione e si accorgono che
nulla sembra essere successo, da famiglia amorevole e comprensibile quale è, la
rimproverano, congedando il fatto come inventato da Mirabel, pensando che stia
cercando di rovinare la festa in quanto “rancorosa” del fatto che sia l’unica
senza poteri in famiglia.
Certo, perché considerare che magari lei abbia ragione e che non sia “tutto perfetto” come tutti voi ostentate tanto
sarebbe stato troppo, un male all’orgoglio effettivamente, avete ragione. La
famiglia “amorevole” questa...
Fatto sta
però che Abuela le ha invece creduto (e non glielo potevi dire in faccia a tua
nipote invece di farla sentire uno schifo, evvè?), e si rivolge in una
preghiera al defunto marito, chiedendo conforto e aiuto per la magia che pian
piano sta svanendo dalle loro vite. Mirabel, sentendo di nascosto le parole di
Abuela, decide di prendere la situazione in mano e di indagare e risolvere la
situazione lei stessa. E uno potrebbe anche chiedersi: ma perché? L’hanno
trattata da schifo, non la vogliono tra i piedi manco fosse appestata, senza
parlare del fatto che se la magia svanisse non si sentirebbe più sola quindi le
converrebbe pure; perché si sta prendendo tanto preoccupazione allora? Beh, la
risposta è semplice: Mirabel ha a cuore la propria famiglia. Nonostante
tutto, lei ama la sua famiglia, sa che perdere la magia sarebbe un duro colpo
per loro, ed è talmente grande l’amore
che ella prova nei loro confronto che sarebbe disposta a tutto pur di evitare
loro tale sofferenza. L’amore familiare questo, quello vero... E sì, Abuela, ce
l’ho con te.
Decisa dunque ad indagare, Mirabel si rivolge a sua cugina Dolores, per sapere se abbia ascoltato qualcosa di sospetto durante la notte; è così infatti che scopre che sua sorella maggiore, Luisa, aveva passato la notte insonne. Facendosi coraggio, Mirabel affronta la sorella, che, in un numero musicale a lei dedicato intitolato “La pressione sale”, svela agitata di percepire una pressione enorme sulle sue spalle a causa del proprio dono e delle grandi aspettative che ne conseguono. È così che veniamo a conoscenza dell’altra “faccia della medaglia” delle conseguenze che le alte aspettative da parte della famiglia ripercuotono sui protagonisti. Come successivamente vedremo anche con l’altra sorella, Luisa vive una situazione stressante, poiché per quanto è vero che lei, al contrario di Mirabel, viene apprezzata dalla famiglia, questa le ripone alte aspettative, aspettative che la ragazza teme di non poter soddisfare a pieno, cosa che provoca in lei una grande insicurezza. Ella si sente come se l’unica cosa che la renda speciale sia la sua forza, e il timore che essa possa un giorno sparire la terrorizza, perché sente che senza di essa lei non sarà più in grado di soddisfare le aspettative familiari, e di conseguenza di smarrire sé stessa e ciò che lei è. Questo timore è inoltre avvalorato dal fatto che, a causa della magia che si sta andando man mano prosciugando, comincia a sentirsi più debole, come se la propria forza la stesse lentamente abbandonando.
Nonostante ciò, Luisa è grata per l’aiuto e per il supporto che la sorella vuole offrirle, e per ricambiare il favore le consiglia di visitare la torre di Bruno, chiusa e proibita da anni, per cercare di saperne di più.
Munita di
questa nuova informazione, Mirabel si avventura così nella stanza dello zio
Bruno (da anni scomparso), attraversando un percorso lungo e caratterizzato da
scale infinite (e, tanto per darci una motivazione in più per rivederci in lei,
Mirabel è tutti noi durante l’ora di educazione fisica a scuola). Arrivata,
essa si rivela in realtà essere una gigantesca grotta di sabbia. Lì,
trova dei frammenti di vetro verde, che rivelano una visione che
ritrae la ragazza, mostrandola di fronte alla casa Madrigal, completamente
piena di crepe e distrutta. Ciò comporta in lei un certo sgomento, in quanto
comincia a credere di essere la responsabile di quanto stia succedendo.
Ecco qua, un altro peso sulle spalle, che già ne aveva poche la ragazza,
poverina.
Come se non bastasse, rischia pure di rimanere intrappolata dentro la grotta quando essa comincia a tremare nel momento in cui Mirabel prende i frammenti della visione per portarseli con sé. E allora che fa, scappa? Nooo, si fa quasi seppellire viva pur di portarsi integralmente la visione.... Capisco che avevi una missione, capisco che le tue responsabilità e tutto quello che vuoi, lo capisco, ma gioia metti che ti cadeva un masso in testa, saresti potuta schiattare. Non fare l’Hermione Granger della situazione, ti prego. Vero è che riesce comunque a scappare eh, però.... Quello lì ha decisamente bisogno di rivedere le sue priorità.
Tornata a casa tutto d’un pezzo (per poco), e dopo essere sfuggita a una crisi familiare, causata dalla sempre più vicina perdita dei poteri (con un Luisa che piange come una disperata), Mirabel si rifugia nella sua stanza, per studiare e cercare di capire qualcosa in più sulla visione di Bruno che la riguardava. Ma ecco che d’un tratto arrivano in scena zia Pepa e zio Felix, che la mettono in guardia sulla visione, affermando come qualsiasi presagio di Bruno finisse inevitabilmente per divenire realtà.
Ed è in quel momento che assistiamo alla scena, o, per meglio dire, alla canzone più memorabile del film. “Non si nomina Bruno” (e davvero, Disney, ma che ti hanno fatto quelli col nome Bruno???), oltre che essere un brano che ti entra in testa per poi non lasciarti più, si rivela importante anche ai fini di trama, in quanto ci presenta il personaggio di Bruno. O, meglio, ci presenta quello che i personaggi pensano su di lui, come lo percepiscono.
Bruno nel brano viene raffigurato come una
persona sinistra, un emarginato per scelta, che gode delle sventure altrui, di
cui lui stesso pre-avvisa. Ci viene dunque mostrato nelle vesti di un villain,
cosa che, come vedremo, non è affatto. Infatti, Encanto è un classico Disney
peculiare e unico anche per il fatto che non necessita di un villain per essere
funzionante. Anche se la maggior parte delle storie, se non tutte, sono
state rese classiche e indimenticabili proprio dalle azioni dei loro
antagonisti, Encanto non ha bisogno di tutto ciò, perché le tensioni familiari
che si percepiscono per tutta la pellicola e le pressioni e le aspettative che
ricadono sulle spalle dei personaggi, che vogliono a tutti i costi rendere la
propria famiglia orgogliosa, sostituisce alla perfezione tale mancanza. Oserei
dire che sono proprio queste tensioni all’interno della famiglia Madrigal i
veri villain della storia. Sono loro che muovono i fili di tutta la
vicenda. Sono loro, come costateremo più avanti, la causa della perdita della
magia. Per una volta, il “sinistro” non proviene da dei personaggi singoli,
come era stato nel caso di Madre Gothel o del Dottor Facilier (per fare degli
esempi più recenti), ma da delle forze maggiori. Cosa che indubbiamente,
non solo rendono come già detto unico il film, ma che dà forza maggiore alla
morale che Encanto cerca di insegnarci.
Mirabel si
confronta dunque con il padre (dopo che questi la becca con le “mani nel sacco”
mentre continua ad analizzare la visione di Bruno), che le suggerisce di
mantenere il segreto, per non rovinare la serata, durante la quale Isabela
riceverà la proposta di matrimonio da parte del giovane Mariano Guzmán.
Peccato che Dolores sente grazie ai suoi poteri la conversazione trai due, e
durante la cena ella non riesce a contenersi e rivela a tutta la famiglia il
segreto; ciò porta la casa a creparsi nuovamente, e i doni dei Madrigal perdono
il controllo, rovinando la proposta e facendo infuriare Isabela con Mirabel.
Insomma, UN MACELLO.
Nella
confusione però, mentre la ragazza stava cercando in vano di scusarsi, Mirabel
scorge un gruppo di topolini che stanno portando via i frammenti della visione
attraverso un passaggio segreto; Mirabel allora li segue, scoprendo un
nascondiglio segreto, dove vi ci trova con grande sorpresa lo zio Bruno. Egli,
infatti, non ha mai abbandonato la casa, ma è rimasto a vivere nascosto tra le
mura di casa, troppo legato alla famiglia per andarsene ma allo stesso tempo
convinto che il suo dono fosse un fardello troppo pesante e che non fosse utile
per il bene della famiglia. Ci viene dunque mostrato come Bruno non sia il
villain meschino che credevamo che fosse, ma solo un incompreso. Egli
rappresenta la figura del sincero, le cui parole fanno troppo male per
essere accettate, dunque è più facile dipingerlo come maligno piuttosto che
venire a patti con la dura realtà. Inoltre, come se non bastasse, il motivo per
cui egli sparì è per proteggere la stessa nipote: la notte in cui
Mirabel non ricevette il suo dono, infatti, Abuela chiese a Bruno di cercare
nel futuro una possibile spiegazione, ma quando l’ottenne, consapevole
delle possibili reazioni da parte della famiglia, decise di nascondersi e
nascondere loro tale rivelazione. A conti fatti, egli scese di sacrificarsi,
per evitare alla nipote il peso di un fardello troppo enorme che da quel
momento si sarebbe portata sulle spalle per sempre.
Tuttavia,
grazie alla mutevolezza e alla poca chiarezza che quei frammenti profetici
mostravano, Mirabel capisce che potrebbe essere possibile un altro esito più
positivo da quello fatale, e chiede dunque allo zio di mostrarle un’altra
visione. Aiutati da Antonio, che offre la loro la sua stanza molto spaziosa
per tenere il rituale, Bruno e Mirabel scoprono che c’è ancora una speranza.
La magia potrà ancora essere salvata. C’è, esiste, un modo per evitare che
la magia venga distrutta. Tale speranza risiede in un abbraccio tra
Mirabel....... e sua sorella maggiore, Isabela.
Già, peccato che
tra le due sorelle non scorra tanto buon sangue. A maggior ragione dopo gli
eventi della scorsa cena, cosa che comporta un certo restio da parte di
entrambe di abbracciarsi e riappacificarsi. Ed è qui che avviene il confronto
tra le due sorelle: nonostante Mirabel si scusa, infatti, ella ammette di
essere gelosa per la “vita perfetta” che accusa alla sorella di avere. A
tale accusa, Isabela ribatte affermando di sentirsi oppressa dal suo ruolo
di “perfettina”, e che le aspettative della famiglia la stanno
soffocando.
Isabela
rappresenta dunque quell’“altro lato della medaglia”, già in parte mostrato da
Luisa. Isabela rappresenta la “figlia perfetta”, ma proprio per questo
motivo è colei che più è schiacciata dalle aspettative familiari. Ella non
agisce di propria volontà, in quanto ogni azione o decisione che lei prende
è fatta in favore della famiglia, nel tentativo di renderla orgogliosa e di
non deluderla, scelta raffigurata concretamente dal suo rapporto con Mariano,
che la ragazza non vuole sposare ma che nonostante ciò sente di doverlo fare
per il bene della famiglia.
In questo
suo impeto di rabbia, Isabela scopre che la sua magia è in grado di creare
piante diverse dai fiori, come i cactus. La scelta ovviamente non è
casuale da parte dei disegnatori, in quanto il cactus rappresenta l’opposto
del fiore. Mentre quest’ultimo rappresenta la perfezione, il cactus
rappresenta l’imperfezione. Con questo segno simbolico, sulle note del
brano a lei dedicato, “Cos’altro farò?”, Isabela comincia a lasciarsi
andare, assaporando per la prima volta la libertà che le aspettative oppressive
della famiglia le avevano sempre negato, e grazie a questo recupera il rapporto
con Mirabel, riuscendo a saldare le crepe della casa.
Ma, proprio
quando sembrava essersi risolto, ecco che irrompe Abuela, che rimprovera tutta
arrabbiata Mirabel, accusandola di essere la
causa di tutti i danni arrecati alla famiglia... Ma poi io non ho capito una
cosa: ce l’hai tanto con tua nipote perché non ha poteri, ma perché tu che
poteri hai? A parte fare la candelaia e far venire a tutti l’esaurimento
nervoso, ma tu che cacchio fai per la famiglia esattamente?!?
Fortuna che
ci pensa la nostra cara Mirabel a dire alla “tanto cara Abuela” le cose come
stanno, urlandole in faccia ciò che penso tutti noi pensiamo, accusandola di
essere lei, la sua mania di perfezione e le sue continue pressioni su tutti, la
reale causa della perdita della magia. A quelle parole, la casa, tanto per
aggiungere ulteriore dramma, decide di rubare la scena e finalmente crollare a
pezzi.
Oooooh,
accusì la finiamo, E BASTA!!
Inoltre, giusto
per dimostrare un’altra volta che lei vale, Mirabel tenta con tutte le sue
forze di salvare la candela magica, invano in quanto ormai si era completamente prosciugata.
Il morale della famiglia è distrutto dinanzi
alla casa devastata, e, tanto per aggiungere ULTERIORE DRAMMA
(che già era poco), Mirabel, sentendosi in colpa, scappa via di casa,
rifugiandosi dietro le montagne di Encanto, sulle sponde del fiume.
La famiglia,
ricordandosi a quanto pare che anche Mirabel è parte della famiglia (vi ci è
voluta una casa distrutta per rendervene conto, ma vabbè...) si
mette alla ricerca della ragazza. Sarà però Abuela a ritrovare la giovane, e
visto il luogo in cui Mirabel si era rifugiata direi che era anche giusto così.
Dopotutto, è proprio sulle sponde del fiume, e proprio con Abuela, che tutto è
iniziato. Bella mossa, Disney, bella mossa.
Abuela si
scusa con la nipote (bene, sei rinsavita, mi fa piacere) e ammette di essere la vera causa della
rovina della famiglia e del miracolo (ma pensa un pooo'),
realizzando che la sua smania di perfezione le aveva fatto tralasciare la cosa
più importante: il legame che unisce la famiglia. Ed è qui che,
nonostante il personaggio di Abuela finora non mi era stata chissà quanto a
genio, mi sento di perdonarla. Ha fatto delle scelte molto discutibili, è vero.
Ma, riflettendoci, è davvero così tanto da biasimare? È una donna che ha sofferto, e tanto. Ha
sbagliato i modi? Assolutamente sì, questo è incontestabile. Ma comunque ha
capito, e soprattutto ha ammesso, di essere stata in errore e di aver
sbagliato. E il gesto di volersi riappacificare con la nipote, e in seguito con
il figlio Bruno, è un gesto che conferma quanto detto. Quindi, per quanto mi
riguarda, Abuela non è un personaggio negativo, anzi. Ed è meritevole di
perdono.
Inoltre,
questa riappacificazione tra nonna e nipote si rivelerà essere il gesto che la
visione di Bruno aveva profetizzato. Non l’abbraccio tra Isabela e Mirabel (per
quanto anche questo abbia fatto la sua gran parte), ma quello tra
Mirabel e Abuela. È il loro abbraccio che ha sistemato le cose, ed è il loro
riavvicinamento che ha risolto le tensioni familiari e che ha fatto tornare la
magia. Prova concreta di ciò è quando, una volta tornati ad Encanto e, insieme
al resto della famiglia (incluso Bruno), aver ricostruita la casa, nel momento
in cui Mirabel, sotto incoraggiamento di tutti, in un momento di grande patos e
grandi emozioni, resa
magistralmente dal brano di chiusura “Tutti voi”, inserisce come tocco
finale la maniglia alla porta d’ingresso. Stavolta però, quello che non era
successo quando Mirabel era una bambina, come per magia succede.
In un modo
del tutto inaspettato, ma che riflettendoci rispecchia perfettamente quello che
fin’adesso era stato il personaggio di Mirabel: lei non ottiene infatti
poteri magici, né doni. Invece, con il suo tocco, Mirabel fa ritornare la magia nella vita della
famiglia Madrigal, facendo tornare in vita Casita e facendo tornare a
ciascun membro della famiglia il proprio dono.
Questo
perché, come molti avranno sicuramente ipotizzato, Mirabel è lei stessa la
candela. Il suo dono, infatti, è l’amore incondizionato che la ragazza
prova per la sua famiglia, amore che ha riportato le cose alla normalità, anzi,
migliorandole ancora di più. Tutti adesso sono felici: Isabela è finalmente
libera di scegliere le proprie scelte; Dolores può finalmente stare con il
ragazzo che ama (che si rivela essere Mariano stesso), Maribel non è più
un’esclusa ed è finalmente accettata nella famiglia, così come lo è Bruno; e
Abuela può finalmente vedere la sua famiglia unita, come non lo è mai stata
prima. Un lieto fine in stile disneyano, che conclude perfettamente quello che
è il 60° classico d’animazione Disney.
E questo è tutto. Voi che ne pensate?? Vi è piaciuto?? Qual è stato il momento che vi ha emozionato di più? E il vostro personaggio preferito invece? E, cosa più importante, in quanti come me non riescono a levarsi dalla testa “Non si nomina Bruno”? Fatemelo sapere qui sotto nei commenti, e alla prossima!!