Nel 2014,
debuttava nelle sale “Into The Woods”, la trasposizione cinematografiche
del classico musical di Broadway del 1987.
La trama è
un intreccio tra quattro delle fiabe più famose dei fratelli
Grimm (Cenerentola, Jack e la pianta di fagiolo, Raperonzolo, Cappuccetto
Rosso).
Il tutto
attraverso un punto di incontro: il bosco.
Ma
perché proprio il bosco?
Il bosco è
un elemento frequente nelle fiabe.
Questo
perché, fin dai tempi più antichi, il bosco simboleggia un luogo inesplorato,
dove poter scoprire noi stessi, i nostri limiti, le nostre paura, i
nostri desideri.
L’idea
dell’intreccio, all’epoca del debutto del musical a Broadway, presentava una
grande fonte di originalità.
Originalità
che sarebbe rimasta, se il film fosse stato prodotto negli anni ’90, come la
Walt Disney Company aveva inizialmente cercato di fare.
Adesso,
invece, questa originalità è ormai persa, in quanto sempre più film e
serie tv hanno fatto propria questa caratteristica dei crossover (basta pensare
alla serie “Once Upon A Time” o ai film della “Marvel”).
Tuttavia, se
persa nell’idea dell’intreccio, la stessa cosa non si può dire dell’idea di
fondo e della morale, che si cela dietro musiche fantastiche e scenografie da
brividi.
“Into The
Woods” stravolge le fiabe popolari, come sono da anni percepite
nell’immaginario comune.
Una fiaba è
generalmente caratterizzata per una peculiarità: la presenza costante del
lieto fine.
Ma qualcuno si
è mai chiesto: e dopo il lieto fine?
Che cosa succede dopo che Cenerentola sposa il principe, o dopo che Rapunzel scappa dalla torre?
“Into The
Woods”, nel suo secondo atto, intende fare proprio questo.
Vuole
sottolineare come la realizzazione dei propri desideri comporti una marea di
conseguenze, di effetti collaterali non solo per sé ma per tutto ciò che ci
circonda.
La canzone
della strega “Last Midnight” (interpretata dalla magistrale Meryl
Streep), oltre che confermare lei sia il personaggio migliore, nonostante
venga alla fine portata all’esaurimento per avere a che fare con un branco di
idioti, mette in pratica ciò che ho appena detto: la strega “rimprovera” i
protagonisti del loro egoismo, di come non si sono fatti scrupoli nel
fare anche l’impossibile, sfidando le leggi della natura, pur di realizzare i
loro desideri, e li invita a prendersi le proprie responsabilità, piuttosto
che scaricarle su altre persone.
Ovvero, i
cattivi.
Nelle fiabe
il ruolo dell’antagonista è “ostacolare” il rivale, cioè il
protagonista.
Qui questo “ostacolo”
viene fatto intendere in maniera del tutto diversa, come mai nessuno aveva
probabilmente mai fatto prima d’ora: i cattivi sono semplicemente coloro che
cercano di far ragionare i cosiddetti “eroi”, e il loro cercare di impedire
loro di realizzare i propri sogni non è che una maniera di preservare il tutto,
poiché altrimenti ogni cosa ne verrebbe stravolta. E non sempre in positivo.
Per
concludere, il film, seppur non essendo un capolavoro, è davvero un ottimo
prodotto, che, accompagnata da musiche spettacolari e scenografie da brividi,
porta alla riflessione dello spettatore, cercando di trasmettere un
messaggio importante.
Ciò che il
film cerca di farci capire, infatti, è come a volte è bene mettere da parte
il proprio egoismo a favore della solidarietà, e come la vita, per quanto
oscura e dolorosa possa rivelarsi, deve affrontata di petto, senza scorciatoie,
perché in fondo “nessuno è mai solo”.
E voi,
cosa ne pensate? Vi è piaciuto? Ditemelo qui sotto nei commenti, e alla
prossima!




