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mercoledì 22 giugno 2022

"Into The Woods": Recensione

 




Nel 2014, debuttava nelle sale “Into The Woods”, la trasposizione cinematografiche del classico musical di Broadway del 1987.

 

La trama è un intreccio tra quattro delle fiabe più famose dei fratelli Grimm (Cenerentola, Jack e la pianta di fagiolo, Raperonzolo, Cappuccetto Rosso).

 

Il tutto attraverso un punto di incontro: il bosco.

 

Ma perché proprio il bosco?

 

Il bosco è un elemento frequente nelle fiabe.

Questo perché, fin dai tempi più antichi, il bosco simboleggia un luogo inesplorato, dove poter scoprire noi stessi, i nostri limiti, le nostre paura, i nostri desideri.




L’idea dell’intreccio, all’epoca del debutto del musical a Broadway, presentava una grande fonte di originalità.

Originalità che sarebbe rimasta, se il film fosse stato prodotto negli anni ’90, come la Walt Disney Company aveva inizialmente cercato di fare.

Adesso, invece, questa originalità è ormai persa, in quanto sempre più film e serie tv hanno fatto propria questa caratteristica dei crossover (basta pensare alla serie “Once Upon A Time” o ai film della “Marvel”).




Tuttavia, se persa nell’idea dell’intreccio, la stessa cosa non si può dire dell’idea di fondo e della morale, che si cela dietro musiche fantastiche e scenografie da brividi.

 

“Into The Woods” stravolge le fiabe popolari, come sono da anni percepite nell’immaginario comune.

 

Una fiaba è generalmente caratterizzata per una peculiarità: la presenza costante del lieto fine.

 

Ma qualcuno si è mai chiesto: e dopo il lieto fine?

Che cosa succede dopo che Cenerentola sposa il principe, o dopo che Rapunzel scappa dalla torre?

 

“Into The Woods”, nel suo secondo atto, intende fare proprio questo.

 

Vuole sottolineare come la realizzazione dei propri desideri comporti una marea di conseguenze, di effetti collaterali non solo per sé ma per tutto ciò che ci circonda.

 

La canzone della strega “Last Midnight” (interpretata dalla magistrale Meryl Streep), oltre che confermare lei sia il personaggio migliore, nonostante venga alla fine portata all’esaurimento per avere a che fare con un branco di idioti, mette in pratica ciò che ho appena detto: la strega “rimprovera” i protagonisti del loro egoismo, di come non si sono fatti scrupoli nel fare anche l’impossibile, sfidando le leggi della natura, pur di realizzare i loro desideri, e li invita a prendersi le proprie responsabilità, piuttosto che scaricarle su altre persone.

 

Ovvero, i cattivi.

 

Nelle fiabe il ruolo dell’antagonista è “ostacolare” il rivale, cioè il protagonista.

Qui questo “ostacolo” viene fatto intendere in maniera del tutto diversa, come mai nessuno aveva probabilmente mai fatto prima d’ora: i cattivi sono semplicemente coloro che cercano di far ragionare i cosiddetti “eroi”, e il loro cercare di impedire loro di realizzare i propri sogni non è che una maniera di preservare il tutto, poiché altrimenti ogni cosa ne verrebbe stravolta. E non sempre in positivo.





Per concludere, il film, seppur non essendo un capolavoro, è davvero un ottimo prodotto, che, accompagnata da musiche spettacolari e scenografie da brividi, porta alla riflessione dello spettatore, cercando di trasmettere un messaggio importante.

 

Ciò che il film cerca di farci capire, infatti, è come a volte è bene mettere da parte il proprio egoismo a favore della solidarietà, e come la vita, per quanto oscura e dolorosa possa rivelarsi, deve affrontata di petto, senza scorciatoie, perché in fondo “nessuno è mai solo”.





E voi, cosa ne pensate? Vi è piaciuto? Ditemelo qui sotto nei commenti, e alla prossima!