OMG!!!!!
Non esagero
quando dico che non ci sono parole per descrivere la magnificenza di questo
film. Se avevamo alte aspettative riguardanti No Way Home, penso che noi tutti
possiamo ritenerci ben più che soddisfatti nel constatare che, non solo tali
alte aspettative sono state sostenute, ma perfino superate: dai colpi di scena,
all’evoluzione dei personaggi, fino all’enorme impatto emotivo che ci
accompagna per tutta la durata del film, possiamo certo affermare che
“Spider-Man No Way Home” si conferma come uno dei migliori film mai realizzati,
non solo per quanto riguarda i film di Spider-Man, ma di tutta la Marvel!
Ma entriamo nel dettaglio e andiamo per ordine. ATTENZIONE
SPOILER quindi..se non avete ancora visto il film non andate avanti.
Il film
inizia esattamente come era finito “Far From Home”: Mysterio, un attimo
prima di morire, incastra Spider-Man per omicidio, dipingendolo come il
responsabile della sua morte.
Tutto ciò
attraverso un video-illusione, creato da Mysterio stesso, mandato in onda da JJ
Jameson, interpretato nuovamente da JK Simmons, sul telegiornale del
Daily Bugle. Chi, per chi come me è cresciuto con la trilogia di Raimi,
non ha accennato almeno un piccolo sorriso nel veder ritornare in scena questo
burbero e iconico personaggio, con un nuovo taglio di capelli (e compa’, menomale
che avevi detto che ti fidavi del tuo barbiere), ma
sempre pronto a diffamare Spider-Man in ogni modo possibile.
Ma non è tutto. Oltre che incastrarlo per omicidio (come se fosse già poco di suo in effetti), Mysterio decide di rovinare per bene la vita del nostro giovane eroe, con una mossa meschina, che determinerà tutto il film da quel momento in poi: con un colpo di grazia prima di morire, decide infatti di vendicarsi per bene e smaschera la vera identità di Spider-Man davanti a tutto il mondo. Adesso tutti quanti sanno che Peter Parker è Spider-Man.
Questo comporterà ovviamente non pochi problemi al nostro protagonista. Non solo a livello legale, con le accuse rivolte contro Spider-Man che saranno fortunatamente ritirate grazie all’aiuto dell’avvocato Matt Murdock (e sì, per chi se lo stesse domandando, quel Matt Murdock, il Matt Murdock Daredevil, interpretato da Charlie Cox, proprio lui... grazie per l’easter egg mamma Marvel <3)
... Ma anche a livello
interpersonale. Tra tutti, la lettera di ammissione alla MIT, che verrà
rifiutata non solo per Peter stesso, ma anche per i suoi amici, MJ e Ned,
in quanto, seppur non coinvolti in prima persona, risentono anche loro dei
problemi causati da Mysterio.... Insomma, spero che all’inferno almeno stia
gioendo di gioia, perché qua la situazione è messa proprio male eh.
A proposito
di MJ, una chicca di cui sicuramente vi sarete accorti è che, durante la scena
dell’interrogatorio, viene rivelato il nome completo del personaggio
interpretato da Zendaya: ebbene, il nome completo della ragazza è Michelle
Jones Watson!... Vi ricorda qualcosa?
Potrebbe
benissimo trattarsi di un semplice riferimento e nulla più, ma con l’avvento
del Multiverso questo farebbe benissimo portare a pensare che la ragazza sia
una variante di Mary Jane Watson, storica fidanzata di Spider-Man nei fumetti, seppur
ben più nota per essere presente nella trilogia di Raimi. Anche se le
somiglianze con la MJ di Kirsten Dunst sono minime all’apparenza, la MJ
di Zendaya si presenta come bella e sarcastica, una donna forte che non ha
paura di combattere per ciò in cui crede e che sarebbe disposta a tutto pur di
proteggere le persone che ama. Caratteristiche che la rendono più affine a Mary
Jane di quanto si possa immaginare a primo sguardo, anzi, oserei dire che è la
migliore versione di MJ finora a noi conosciuta. Mi dispiace per i razzisti là
fuori che non saranno d’accordo, ma questa è la verità dei fatti. Deal with it.
Ad ogni
modo, Peter comincia a sentirsi così sopraffatto dai sensi di colpa, sentendosi
responsabile per aver “rovinato” la vita delle persone a lui care (anche qui,
“grazie” Mysterio per gli ulteriori complessi psicologici dati al
ragazzo, già ne aveva pochi quindi
perché non dargliene altri in effetti...) ragion per cui (*rullo di
tamburi*) decide di recarsi al Sanctum Sanctorum per chiedere aiuto a Dr.
Strange (anzi, a Stephen, pardon), il quale, nonostante gli avvertimenti di
Wong di non farlo per le terribili conseguenze che potrebbe avere (ascoltarlo
no, evvè?), decide di lanciare (*altro rullo di tamburi*) un incantesimo
di memoria, affinché tutti coloro che sanno che Peter Parker è
Spider-Man possano dimenticarlo. L’idea in sé poteva anche essere
sensata.... Se non fosse che Strange manda tutto all’aria perché “distratto”
dalle continue richieste di modifica dell’incantesimo da parte di Peter,
provocando così un effetto diverso da quello desiderato, riuscendo però a
contenerlo prima della riuscita totale dell’incantesimo. Almeno questo sei
riuscito a evitarlo per lo meno.
Ora, o sommo
stregone, conoscitore di incantesimi di un certo livello nonché ex portatore
della gemma del tempo... ma è mai possibile che ti fai distrarre da un
ragazzino che parla in continuazione??? Ma davvero dici??? Basta davvero così poco a farti
distrarre??? No perché a sto punto menomale che Thanos non era un gran
chiacchierone, sennò saremmo tutti ancora in polvere. Come se non bastasse, egli
inveisce tutto arraggiatu (per i
non siciliani arraggiatu ovvero arrabbiato,Violentemente irritato, adirato,
infuriato che dir si voglia xD) contro Peter per aver compromesso l’incantesimo e lo caccia via, dopo
aver saputo che il ragazzo non aveva nemmeno provato a contattare il MIT prima
di richiedere l’incantesimo. E va bene che Peter non ha fatto una mossa prima
intelligentissima, te lo concedo, però prendertela con lui per un incantesimo
che hai rovinato TU perché distratto dal suo continuo parlare, quando
potevi semplicemente ignorare le sue richieste e basta? N’anticchia esagerato,
non trovi? Ma vabbè, contento tu...
Ed è qui che
le cose cominciano a farsi interessanti. Perché vediamo immediatamente gli
effetti dell’incantesimo appena lanciato dal Dr. Strange: invece che fare
dimenticare a tutti che Peter Parker è Spider-Man, tutti coloro che nel
Multiverso sanno che Peter Parker è Spider-Man vengono attirati verso il loro
universo, ad effetto calamita praticamente. Ragion per cui, vediamo così
sbucare dal nulla rivali storici dell’Uomo Ragno, quali Il Doctor Octopus,
Il Green Goblin, Sandman, Lizard ed Electro. Tutti
provenienti da universi diversi, e non penso che ci sia bisogno di specificare
da quali. Prova di questo la abbiamo di fronte alla reazione del Doctor Octopus
in seguito al suo scontro contro Spider-Man, quando, dopo avergli tolto la
maschera, resta sbigottito e confuso, non riconoscendo nell’avversario il Peter
Parker che lui conosce.
Certamente,
si doveva pur trovare una ragione per spiegare la presenza di tali personaggi, che
con il loro ritorno ci ha dato sicuramente molto più che piacere, e gli scleri
in sala, quando l’ho visto, possono confermare ciò. A chi non è venuta la pelle
d’oca al sentire quel “ciao, Peter!” con quel tono amichevole e inquietante
allo stesso tempo del Doctor Octopus, o al sentire l’iconica risata del Green
Goblin? A me sì di certo.
Tuttavia,
dobbiamo far fronte ad un piccolo errore di trama che tale scelta nello
spiegare tali ritorni ha avuto come effetto collaterale. E, in particolare, ci
focalizziamo sulla presenza di Electro. Infatti, come spero molti di voi
ricordino, il personaggio non hai mai saputo, nel corso di “The Amazing
Spider-Man 2”, chi si celasse dietro la maschera del ragno, nemmeno sul punto
di morte. In più, più avanti nel film, sarà lui stesso a confermare di non
sapere che Peter Parker fosse Spider-Man, arrivando a dire che pensava bensì
che Spider-Man fosse nero (una molto più che ovvia citazione allo Spider-Man di
Miles Morales). Come si spiega la sua presenza nel film dunque? Non ci è
dato saperlo. Nonostante ciò, è un piccolo errore che senza alcun dubbio ci
viene fatto dimenticare dalla grande gioia di rivedere Jamie Foxx nelle vesti
del cattivo elettrico.
Di fronte a tale minaccia, Strange ordina a Peter e ai suoi amici di catturare tutti i cattivi, spedirli nelle celle apposite costruite al Sancto Sanctorum, così da poterli rimandare a casa e affrontare il loro destino, ovvero quello di morire combattendo Spider-Man.
E no, non parte la musica di Ghostbusters in sottofondo purtroppo. Sarebbe
stato figo, ma per ovvi problemi di copyright si sono astenuti dal farlo.
Comunque, inizialmente
concorde con la decisione di Strange, Peter comincia a metterla però in
discussione, domandosi se fosse giusto rispedire tutti indietro se tale scelta comporta la loro
morte. Questo grazie anche a zia May, che, non solo propone a Peter tali alternative,
ma, non appena il nipote cerca di lavarsene le mani con un “non è una mia
responsabilità” (ah no?), prende in mano la situazione, con tanto di ramanzina
a suon di “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Questa
citazione non è stata presa a caso, infatti, come nel corso del film potremo
costatare, zia May sostituisce a tutti gli effetti il ruolo del marito, zio
Ben, in quanto sarà lei a fare scaturire in Peter Parker la scintilla che lo
porterà a maturare, non solo come supereroe ma anche e soprattutto come persona.
Saranno le sue parole e i suoi fondamentali insegnamenti che, alla fine,
porteranno Peter a prendere da quel momento in poi le decisioni più importanti
e determinati a livello di trama.
Una di
queste prime decisioni si riscontra con la decisione di voler aiutare i
cattivi a “guarire”, a fare tutto il possibile prima di farli ritornare nel
loro universo, così da poter evitare il loro destino di morte. Questo va in
linea con l’etica che ha da sempre contraddistinto il personaggio di
Peter Parker, un animo buono disposto a fare perfino l’impossibile pur di
aiutare quante più persone possibili, anche se queste persone dovessero essere
dei criminali o dei super cattivi.
Questo ovviamente comporta una faida con Strange, che è deciso nel non volersi intromettere nel destino tracciato per tali super cattivi. Ciò porta dunque a una battaglia tra Spider-Man e Dr. Strange, con quest’ultimo che utilizza il massimo delle proprie forze magiche al fine di recuperare la scatole contenente l’incantesimo, rubatagli da Peter così da poterlo fermare, arrivando addirittura al punto di spostare tale lotta nella Dimensione Specchio, dimensione che Strange stesso controlla, in un tentativo disperato di avere la meglio sul ragno.
Adesso che Strange è fuori gioco, Peter si mette subito a lavoro, anche grazie all’aiuto offertogli da Norman Osborn, riuscendo quasi immediatamente a trovare una soluzione per Doctor Octopus, costruendogli un nuovo chip inibitore che possa garantirgli il controllo sulle proprie braccia meccaniche. E tale soluzione risulta, con grande stupore, assolutamente efficiente. Proprio quando la situazione sembrava svolgersi tutto per il verso giusto, il Goblin prende il sopravvento su Norman Osborn, incitando gli altri cattivi alla fuga.
Come se non bastasse, Il Goblin decide di torturare psicologicamente il giovane eroe, prendendosi beffe di lui e del suo volerli aiutare; e nel tentativo di “volergli dare una lezione”,..BIG SPOILER N° 1 .. ferisce mortalmente zia May, prima di darsi anche lui alla fuga. Così, zia May muore tra le braccia di Peter, il quale resta completamente devastato, ritrovandosi solo e in preda ai sensi di colpa.
E PENSO CHE QUA ABBIAMO PIANTO TUTTI
Ma, per quanto
straziante e dolorosa la scena della morte di zia May possa apparirci, tale scena si rivelerà fondamentale
per la crescita di Peter Parker.
Che cos’è che aveva differenziato lo Spider-Man di Tom Holland dalle altre
versioni a lui precedenti dopotutto? Il suo essere più “avvantaggiato”, il non
aver conosciuto il dolore (tranne che per la morte di zio Ben, la quale però non
ci è mai stata mostrata) e la sua spensieratezza giovanile, aiutata dal fatto
che in un modo o nell’altro è sempre stato aiutato. Basti pensare
all’importanza che ha rivestito la figura di Tony Stark, alias Iron Man, come
suo mentore, per fare un esempio. Adesso le cose cambiano. Con la morte di zia
May, Peter si ritrova non soltanto costretto ad affrontare la situazione da
solo per la prima volta, senza alcun tipo di aiuto, ma anche a conoscere il
dolore, seppur in parte già provato durante “Far From Home” con la morte di
Iron Man. Ora però si intensifica. Peter arriva finalmente a provare quello
straziante dolore che da sempre ha caratterizzato ogni versione di Spider-Man
esistente al mondo. Spider-Man non è Spider-Man se non conosce il dolore.
E, adesso che la versione di Tom Holland è entrata a contatto con esso, egli si avvicina sempre di più a
capire cosa significhi veramente essere Spider-Man.
Ma, adesso
che Peter Parker è solo, come farà ad affrontare non uno, ma ben 4 cattivi in
fuga? Un’impresa difficile per un ragazzino che non ha mai dovuto affrontare
malvagi di tale portata contando esclusivamente sulle proprie forze, per di più
contemporaneamente. Se a ciò si aggiunge inoltre lo stato emotivo in cui il
protagonista si trova in seguito alla tragedia appena vissuta, ci verrebbe da
pensare che questa potrebbe definitivamente essere la fine di Spider-Man.
Ed è qui che entrano in gioco due scene fenomenali, due scene fatte di patos e di sclero allo stato puro.
E penso che, per chi ha già capito di quali scene sto parlando, sta ancora sclerando di brutto come me.
Mentre tutto sembrava perduto, con MJ e Ned che non riescono più a trovare Peter, dandolo per disperso, d’un tratto, grazie a un anello che precedentemente aveva “preso in prestito” da Strange, Ned apre due portali nel tentativo di rintracciare Peter Parker. L’operazione riesce nel suo intento, ma invece di invocare il Peter Parker del loro universo, invoca altre due versioni provenienti da universi diversi. In un modo che nessuno di noi avrebbe mai ipotizzato, ecco che il momento che stavamo aspettando di più dall’inizio del film ci viene finalmente mostrato. Ci ritroviamo così con grandissima gioia ed emozioni a rivedere, e a salutare.... BIG SPOILER NUMBER 2.... come se fossero dei vecchi amici, gli Spider-Man di
ANDREW GARFIELD!!!
....e TOBEY
MAGUIRE!!!
URRÀ!!! SIA LODE ALL'EROE TRIONFATORE!!
Le scene che ne conseguono sono assolutamente spettacolari, con i 3 Spider-Man che si riuniscono e fanno gioco di squadra nel trovare delle cure per i vari antagonisti, per poi affrontarli nell’intento di somministrare loro tali cure. Il tutto con un susseguirsi di citazioni alle precedenti opere che hanno visti i 3 Spider-Man come protagonisti, come se stessimo sfogliando un album di fotografie del passato, emozionandoci ad ogni ricordo che riusciamo a cogliere e a riconoscere.
Tra tutti, sicuramente non manca uno in particolare riconducibile ai film di Andrew Garfield, con la MJ di Zendaya che, dopo essere caduta nel vuoto in seguito ad un’esplosione, viene salvata in extremis PROPRIO DALLO SPIDER-MAN DI GARFIELD, in un atto di riscatto dopo l’esito tragico che, nel suo universo, era stato costretto ad affrontare con la sua ragazza, Gwen Stacy, morta in seguito ad essere scaraventata nel vuoto dal Goblin di Dane DeHaan.
PS: e giusto per aggiungere più scleri... HANNO PURE RESO IL MEME REALTÀ!!!!
L’amicizia che fin da subito si instaura fra i 3 Peter è FANTASTICA, con in tre che si ritrovano a condividere aneddoti sul proprio passato, sulle proprie esperienze tragiche e sulle proprie imprese da supereroi, sostenendosi e complimentandosi a vicenda, uniti dalla consapevolezza di cosa essere Spider-Man per loro comporti.
Uno di questi momenti è sicuramente verso la fine, quando lo Spider-Man di Tom
Holland si ritrova ad attaccare brutalmente Il Goblin di Dafoe, volendolo
uccidere per vendicarsi della morte di zia May. Proprio mentre si appresta a
dare il colpo di grazia, però, interviene lo Spider-Man di Tobey Maguire, che
blocca il colpo, impedendogli di fare qualcosa di cui si sarebbe pentito, e di
sprofondare nell’oscurità che il desiderio di vendetta aveva spinto i suoi
predecessori, in seguito alla morte rispettivamente di zio Ben e di Gwen, e che
aveva finito per consumarli quasi totalmente. Bensì, lo spinge a
somministrargli la cura, trovandoci di fronte un Norman Osborn, che, finalmente
liberatosi dalla personalità del Goblin, si ritrova visivamente pentito di ciò
che ha fatto.
In quel
momento però, l’attenzione viene spostata su Dr. Strange, nel frattempo
liberatosi dalla Dimensione Specchio grazie a Ned, che si ritrova in difficoltà
a contenere le barriere che fino a quel momento aveva impedito l’abbattersi di
altri universi, con delle crepe nel cielo sotto forma di nube viola che
preannunciano l’arrivo di altre minacce. Tra queste, i fan più accaniti di
Spider-Man possono facilmente riconoscere Rhino e Scorpion.
Per risolvere la situazione, Peter chiede a Strange di correggere l’incantesimo, rispendendo gli Spider-Man e i cattivi nei loro universi, ma, cosa ancora più fondamentale, facendo dimenticare a tutti l’esistenza di Peter Parker. In un momento tragico e carico di patos in cui Dr. Strange si adopera per concludere l’incantesimo (e qua possiamo ricominciare a piangere), si può costatare che la crescita di Peter Parker si è conclusa.
Decidendo di sacrificarsi per il bene comune, Peter capisce e accetta le
responsabilità che l’essere Spider-Man consegue, e, di fronte al bivio tra
l’essere Peter Parker e l’essere Spider-Man egli sceglie di essere
quest’ultimo, perché coscienzioso che il mondo ha più bisogno dell’eroe
mascherato piuttosto che dell’uomo sotto la maschera. Ne è una prova il fatto
che, una volta compiuto l’incantesimo, Peter, nonostante in un primo momento
vada alla ricerca dei suoi amici per spiegare loro la verità e ritornare nelle
loro vite, decide alla fine di non farlo, vedendo quanto essi siano felici, e
non volendoli mettere nuovamente in
pericolo. E, seppur affranto col cuore spezzato, Peter sa in cuor suo che è
giusto così, e promette dinanzi alla tomba di sua zia di andare avanti, di
continuare a essere Spider-Man e di continuare la sua missione da supereroe,
con tanto di costume nuovo, fatto a mano da lui stesso.
Finalmente,
dopo un lungo viaggio durato ben 3 film, ci ritroviamo a dire addio allo
Spider-Man giovane e senza esperienza di “Homecoming”, e a vederlo sostituire
da uno cresciuto, responsabile e con esperienza.
Finalmente,
possiamo affermare che la leggenda di Spider-Man è ufficialmente nata.
Adesso, lo
Spider-Man di Tom Holland è finalmente Spider-Man.
E questo è quanto..
Menzione
speciale alla scena dopo i titoli di coda, che vede brevemente come
protagonisti l’Eddie Brock di Tom Hardy e Venom, prima di
essere rispediti nel loro universo nativo come conseguenza dell’incantesimo del
Dr. Strange, lasciandosi inaspettatamente dietro però parte del simbionte.
Che sia un preannuncio della presenza di Venom nel MCU? Non ci resta che
aspettare il nuovo film di Venom, prossimamente in uscita, o il 4 film di
Spider-Man, recentemente confermato dalla Marvel.
Se siete arrivati fino a qui vi ringrazio,
cosa ne pensate voi? Quanto avete sclerato, pianto, poi sclerato di nuovo, alla
fine del film? Fatemi sapere, lasciate un commento, e alla prossima!!!